Anomalia del Dipolo Artico: ora di rivedere qualche teleconnessione?

Arctic Dipole anomaly e lo studio iniziato dal alcuni climatologi e scienziati dagli anni 2000

Dipole

Più o meno dagli inizi degli anni 2000 alcuni climatologi hanno preso in considerazione l’idea di poter cominciare a studiare le dinamiche dell’Anomalia del Dipolo Artico.

Questo è accaduto perché molto spesso nel corso degli anni, teleconnessioni come AO e NAO non si sono dimostrate poi così affidabili. Tale discussione fu affrontata anche da Judas Cohen nella stagione 2014/2015.

Porto un esempio di seguito:

Ao inc Nao inc

La conseguenza, attorno all‘8 di Gennaio del 2014 fu la seguente:

Ao inc 2 Ao inc 4

Da letteratura meteorologica avere un valore dell’Arctic Oscillation positivo dovrebbe significare avere un Vortice Polare molto compatto alle alte latitudini, quindi con ondulazioni della corrente a getto molto ridotte se non addirittura marginali.

Ao phase pos

(Schema da AO positivo che rammenta quanto detto da noi in precedenza).

Con valori di AO +3 e NAO +2 la Corrente a Getto Polare sfiorò latitudini tropicali. In quell’occasione su Washington e New York si registrarono valori alla 850 hpa pari alla -24°C, alla 500 hpa di -42°C e al suolo si andò abbondantemente sotto i -10°C.

Ma cerchiamo di spingerci un pochino più nel dettaglio e vedere quali sono effettivamente i punti chiave di questo discorso.

La normale configurazione barica del Dipolo Artico a livello di quello che dovrebbe essere lo schema della normale distribuzione della pressione atmosferica a livello delle regioni artiche, vedrebbe una zona anticiclonica sull’area dell’Artico Euroasiatico e una bassa pressione sulle coste artiche nordamericane.

Quando invece si è in presenza dell’anomalia del Dipolo Artico, lo schema risulta completamente invertito e quindi si arriverà ad avere una vasta area di alta pressione sulle coste artiche nordamericane e una bassa pressione sul comparto Euroasiatico.

Nonostante qualcuno ormai da parecchi anni si sia accorto di queste anomalie è allo stesso tempo molto difficoltoso andare ad affiancare ad AO e NAO un nuovo indice in grado di poter risultare quantomeno un’alternativa. Questo perché, andare a gettare le basi su un nuovo indice significherebbe aver individuato uno schema di circolazione incontrovertibile e duraturo nel tempo.

Quali sarebbero le cause di tutto questo?

La principale causa secondo alcuni climatologi risiede nell’ormai annoso fenomeno dello scioglimento del ghiaccio sulle aree del settore artico Nordamericano.

Figure8v_0

Di conseguenza vaste aree di mare e di terra verrebbero lasciate scoperte con conseguente aumento delle temperature sia a livello del mare che del suolo.

In risposta a tutto questo, un vasto anticiclone si verrebbe a sviluppare sulle medesime aree richiamando aria più calda dalle latitudini subtropicali fino ad arrivare al Polo. Al contrario sul lato opposto di questa figura altopressoria verrebbe a generarsi una bassa pressione sul settore dell’Artico Euroasiatico.

27 Novembre 2014

Esempio risalente al 27 Novembre 2014. emisferica alla 100 hpa

Lo schema appare molto chiaro e ben definito (sempre seguendo tale elaborazione): Aria più calda sul lato Groenlandia e Canada, mentre aria più fredda presente sul lato siberiano. La normalità in genere andrebbe letta al contrario, con aria più fredda sulla Groenlandia (bassa pressione), e aria relativamente più calda sulla Siberia (alta pressione). La bassa pressione sulla Groenlandia in realtà dal punto di vista meteorologico è valutata alta pressione in quanto il valore in hpa è più alto di quello che sta sulla Siberia

Tali dinamiche atmosferiche vedrebbero la dislocazione del Vortice Polare dalla sua sede naturale, pertanto l’interpretazione dell’Arctic Oscillation (AO) in questa circostanza manterrebbe il suo valore reale di interpretazione per il comparto asiatico e non più per quello Europeo.

C’è da dire che per ora non ci sono delle prove concrete a favore di questa tesi, pertanto continueranno le osservazioni nel corso dei prossimi anni.

Condividi Condividi su Facebook Condividi su Twitter Condividi su Google+ Condividi su Whatsapp

Commenti